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22/07/2020 - La collina racconta

La collina racconta è un libro di recente pubblicazione (novembre 2019), scritto da Mario Chiarapini dei Fratelli delle Scuole Cristiane, e rientra nel genere agiografico ‒ narra infatti alcuni momenti salienti della vita del fondatore san Jean-Baptiste de La Salle ‒ ma con un taglio narrativo originale. Scrive l’autore: “Sono convinto che gli oggetti del nostro quotidiano possano evocare, più di tante parole, alcuni percorsi emotivi della vita. Del resto i nostri ricordi sono continuamente alla ricerca di indizi e di segni che li facciano rivivere, riesumandoli dal passato”.

Con l’intento di raccontare episodi della vita del La Salle, gli oggetti che ne sono stati testimoni, prendono letteralmente la parola e raccontano ‒ a modo loro ‒ momenti cruciali, difficili e miracolosi. Prendendo in prestito le parole di un celebre critico francese, Roland Barthes, potremmo parlare del “coeur romantique des choses”, ovvero la capacità delle cose di cui ci circondiamo di essere un riflesso, un segno dei desideri più profondi del cuore di ognuno. Analogamente, nel testo in questione, gli oggetti si animano: la candela delle riunioni con i maestri/collaboratori in Rue Neuve; la talare scambiata con un sacerdote imprigionato per imprecisati motivi; un foglio ‘malinconico’ che diventa il documento ufficiale sul quale il santo ribadisce la vocazione educativa dei suoi figli spirituali; la cattedra di Grenoble dove egli si sedette nel 1714 per una supplenza nella scuola Saint Laurent.

Tutti questi oggetti hanno in comune un pathos, una partecipazione alle vicende stesse di cui sono testimoni. Per esempio, quando viene accesa la candela, in un momento cruciale dell’incontro notturno, ecco come si descrive: “La mia fiammella era immobile come il respiro trattenuto degli astanti. Anche il loro battito sembrava essersi fermato”. La candela assiste impotente alle ingiuste accuse che i Fratelli rivolgono a La Salle. I maestri sono diffidenti verso di lui e proprio in questo frangente ‒spartiacque della sua vita ‒ egli deciderà di rinunciare alla sua parte di eredità e al canonicato, per farsi povero come loro. Un altro episodio emblematico è l’incontro in prigione con un sacerdote che ha bisogno di una buona confessione. A lui, oltre all’assoluzione regala, scambiandole, la propria talare, restituendo dignità all’uomo di Dio caduto in disgrazia e rasserenando la sua anima: “La mia carriera finì lì” afferma la talare “in quella maleodorante prigione, perché il prete dopo pochi giorni dalla sua confessione, morì in pace con se stesso e con Dio”.

Le pagine del libro sono percorse da un reporter d’eccezione che si fa strada tra luoghi (Reims, Parigi, Rouen, Grénoble, Parménie) oggetti e personaggi che hanno conosciuto il protagonista. Si potrebbe citare l’affettuoso incontro con Madame Perrette Lespagnol, la nonna di Jean-Baptiste; un colloquio solo immaginato che diventa un’intervista interessante per comprendere l’origine della vocazione del santo. Una nonna amorevole e devota, che forse ha amato il nipote più di chiunque altro, condividendone le scelte e seguendolo a distanza attraverso le diverse prove.

La collina racconta pone l’accento sulla diegesi, ovvero sulla narrazione, funzione principale di cui sono investiti gli oggetti: “io sono la collina di Parménie che si innalza per 738 metri sulle pianure dell'Isère e della Bièvre, a venticinque chilometri da Grenoble”. In questo luogo di silenzio e di raccoglimento, dove oggi sorge un centro di preghiera, La Salle come il profeta Elia sull’Oreb, ha percepito la presenza di Dio e, rientrato a Parigi dai Fratelli felici di rivederlo, sembra che abbia detto: “Eccomi qua, cosa volete da me?”, manifestando la sua piena disponibilità alla volontà di Dio.

“Io lo accolsi vestita a festa con i colori della primavera. L’aria buona del luogo, le lunghe passeggiate tra i sentieri dei miei boschi, la riflessione e la preghiera fecero il resto: ritrovò le forze fisiche, rimarginò le ferite del suo cuore, superò le incertezze su quanto avrebbe dovuto fare in avvenire”. Qualche pagina più avanti, la collina lo saluta con grande trasporto e forse il rimpianto di non poterlo vedere mai più: “Mi rattristò molto la sua partenza, e forse anche a lui. Lo compresi in quello sguardo pieno di nostalgia che rivolse alle mie verdi radure”. Ma il santo deve lasciare quel luogo, deve compiere fino in fondo la sua missione e il suo posto sarà naturalmente accanto ai propri discepoli.

La collina racconta ci fa ripercorrere in modo originale e piacevolmente la vita, ricca di colpi di scena, di un grande personaggio del XVII secolo, La Salle, che ha rappresentato in Europa, come si è espresso Gilbert K. Chesterton, “la Pentecoste dell’educazione e della formazione giovanile”.

Elisa Cianca

* Mario Chiarapini, La collina racconta, Casa editrice Serena, Viterbo 2019





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