Vite spezzate – Vies brisées testo italiano-francese

16,00 

ISBN: 9788894961904

Fuori si recita, qui si mente per sopravvivere.

Ho avuto una vita spezzata, ma ho imparato che
anche chi è considerato ‘pazzo’ sente tutto, forse
più degli altri. E che la dignità può sopravvivere
persino dove la libertà viene sequestrata.

Non è tanto capire cosa sia la follia, ma decidere
come vogliamo stare davanti a chi la vive.

Dehors on joue un rôle, ici on ment pour survivre.

J’ai eu une vie brisée, mais j’ai appris que même
ceux que l’on considère comme « fous » ressentent
tout, peut­être plus que les autres. Et que la
dignité peut survivre même là où la liberté est
confisquée.

Il ne s’agit pas tant de comprendre ce que soit la
folie, mais de décider comment nous voulons nous
tenir face à ceux qui la vivent.



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Descrizione

Questo libro nasce da una domanda semplice e insieme radicale, che cosa ha significato, per migliaia di persone, vivere e
morire dentro un manicomio?
La storia dei manicomi in Italia è stata a lungo raccontata attraverso leggi, riforme, date. Meno spesso attraverso i corpi, i gesti quotidiani, il tempo sospeso di chi vi è stato rinchiuso. Eppure, è proprio in quella quotidianità fatta di silenzi, routine e discipline che si rivela la natura profonda dell’istituzione manicomiale non solo luogo di cura, ma dispositivo di controllo, esclusione e cancellazione dell’identità.
Vite spezzate non racconta soltanto il sistema normativo, medico e politico che ha reso possibile l’internamento di massa. Attraversa quel sistema per restituire dignità e voce a coloro che ne sono stati travolti, donne e uomini segnati, feriti e, troppo spesso, spezzati. È un viaggio nella memoria, affinché
ciò che è accaduto non venga dimenticato e il silenzio non cancelli mai più l’umanità delle persone.
La chiusura dei manicomi rappresenta una delle più radicali riforme civili del Novecento europeo. Ma la liberazione non è stata un gesto improvviso e risolutivo. È stata, ed è ancora, un processo fragile, incompiuto, che ha spostato la cura dalla segregazione al territorio, senza cancellare automaticamente le ferite prodotte da decenni di reclusione.
Leggere oggi questa storia non significa indulgere nella memoria del dolore, ma interrogare il presente. Significa chiedersi come una società definisce la normalità, come tratta la fragilità, come esercita il potere sui corpi che non si conformano. I manicomi non sono soltanto un passato chiuso, sono uno specchio che continua a riflettere le nostre paure, le nostre responsabilità, i nostri limiti.
Questo libro non vuole giudicare, ma comprendere e mantenere aperta una domanda fondamentale, quale cura è possibile senza dignità, quale libertà senza responsabilità collettiva?

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